[Diritto all’Oblio Privacy: il Garante ordina a Google la “deindicizzazione”]

DIRITTO ALL’OBLIO NELLA NORMATIVA PRIVACY – guarda il video youtube
Oblio

A livello comunitario il diritto all’oblio è stato regolamentato dal nuovo regolamento europeo sulla privacy, che da maggio prossimo dovrà essere seguito anche nel nostro paese.

In termini generali, sussiste il diritto a non restare esposti, per un tempo ingiustificato, alle conseguenze dannose che possono derivare al proprio onore o alla propria reputazione da fatti commessi in passato o da vicende nelle quali si è rimasti in qualche modo coinvolti e che sono divenuti oggetto di cronaca.

Pertanto  ogni accadimento può tornare ad essere “privato” quando perde di qualsiasi utilità per l’interesse pubblico.

DIRITTO ALL’OBLIO IN ITALIAPrivacy Oblio

Recentemente, il Garante per la Privacy italiano, si è dovuto pronunciare su un ricorso presentato da un cittadino italiano nei confronti di Google, con il quale il ricorrente, ribadendo le istanze già avanzate ai sensi degli artt. 7 e 8 del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, Codice in materia di protezione dei dati personali, ha chiesto:

1) la rimozione, dalla lista dei risultati europei ed extra europei del motore di ricerca gestito dalla resistente ottenuti digitando il proprio nome e cognome, di n. 26 Url specificamente indicati nell’interpello preventivo e nell’atto introduttivo;

2) la liquidazione in proprio favore delle spese del procedimento;

considerando che, secondo il ricorrente, alcuni Url presenti su Google

“rimandano a messaggi o brevi articoli anonimi gravemente offensivi della propria dignità e reputazione pubblicati su forum o siti amatoriali, contenenti anche informazioni afferenti al suo presunto stato di salute e a supposti reati gravi connessi alla sua attività di professore universitario, in realtà mai commessi e per i quali non è stato mai indagato;

– tali notizie, proprio perché false, non recano alcuna prova dei fatti riportati e sono in alcuni casi corredate da fotografie che lo ritraggono, riprodotte in assenza del suo consenso”

Il Garante ha ritenuto che la “perdurante reperibilità” sul web di contenuti non corretti e inesatti avesse un impatto “sproporzionatamente negativo” sulla sfera privata del ricorrente, e ha quindi ordinato la deindicizzazione degli url relativi al ricorrente (doc. web n. 7465315 del Garante).

Si registra quindi un orientamento sempre più marcato verso le Linee guida dei Garanti europei che individuano, in particolare per il trattamento dei dati sulla salute, i criteri da tenere in considerazione per un corretto bilanciamento tra diritto all’oblio e diritto/dovere all’informazione a causa del suo maggiore impatto sulla vita privata, rispetto ai dati personali “comuni”.

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Grazie per la lettura. 
FLT