[Vendita Diretta e Incaricati alle Vendite – tutti i dettagli]

La vendita diretta rappresenta una particolare forma di commercio con una specifica regolamentazione.

In particolare, il D. Lgs. 31/03/1998 n. 114 – Riforma della disciplina relativa al commercio, e la Legge 17/08/20015, n. 173 – Disciplina della vendita diretta, dettano le regole per le forme “speciali di vendita al dettaglio” annoverando in tale disciplina gli “Incaricati alla Vendita“, i “Venditori Porta a Porta“,  e i“Venditori a Domicilio“.

Specifiche del d. lgs. 114/1998

Trattando delle forme speciali di vendita ad dettaglio, ed in particolare delle vendite effettuate presso il domicilio dei consumatori, il decreto specifica:

  • L’azienda committente che intende avvalersi per l’esercizio dell’attività di incaricati, ne comunica l’elenco all’autorità di pubblica sicurezza del luogo nel quale ha avviato l’attività e risponde agli effetti civili dell’attività dei medesimi. Gli incaricati devono essere in possesso dei requisiti di onorabilità prescritti per l’esercizio dell’attività di vendita;
  • L’azienda committente rilascia un tesserino di riconoscimento alle persone incaricate, che deve ritirare non appena esse perdano i requisiti richiesti;
  • Il tesserino di riconoscimento deve essere numerato e aggiornato annualmente, deve contenere le generalità e la fotografia dell’incaricato, l’indicazione a stampa della sede e dei prodotti oggetto dell’attività dell’impresa, nonché del nome del responsabile dell’impresa stessa, e la firma di quest’ultimo e deve essere esposto in modo visibile durante le operazioni di vendita.

Specifiche della l. 173/2005 

La legge 173/2005 innanzitutto definisce i soggetti e l’oggetto della vendita diretta:

a) “vendita diretta a domicilio”: la forma speciale di vendita al dettaglio e di offerta di beni e servizi, di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, effettuate tramite la raccolta di ordinativi di acquisto presso il domicilio del consumatore finale o nei locali nei quali il consumatore si trova, anche
temporaneamente, permotivi personali, di lavoro, di studio, di intrattenimento o di svago;
b) “incaricato alla vendita diretta a domicilio”: colui che, con o senza vincolo di subordinazione, promuove, direttamente o indirettamente, la raccolta di ordinativi di acquisto presso privati consumatori per conto di imprese esercenti la vendita diretta a domicilio;
c) “impresa” o “imprese”: l’impresa o le imprese esercenti la vendita diretta a domicilio di cui alla lettera a).

Successivamente, all’art. 3, vengono dettagliate le caratteristiche dell’attività dell’incaricato alle vendite:

1. L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio, con o senza vincolo di subordinazione, e’ soggetta all’obbligo del possesso del tesserino di riconoscimento di cui al D. Lgs. 114/1998, e può essere svolta da chi risulti in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5, comma 2, del medesimo decreto legislativo.
2. L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione può essere esercitata come oggetto di una obbligazione assunta con contratto di agenzia.
3. L’attività di incaricato alla vendita diretta a domicilio senza vincolo di subordinazione può essere altresì esercitata, senza necessità di stipulare un contratto di agenzia, da soggetti che svolgono l’attività in maniera abituale, ancorché non esclusiva, o in maniera occasionale, purché incaricati da una o più imprese.
4. La natura dell’attività di incaricato alle vendite dirette e’ di carattere occasionale sino al conseguimento di un reddito annuo, derivante da tale attività, non superiore a 5.000 euro.
5. Resta ferma la disciplina previdenziale recata dall’articolo 44, comma 2, ultimo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326.

Divieto delle forme di vendita piramidali e di giochi o catene

Un’importante previsione fornita dalla legge 173/2005, è quella del divieto delle forme di vendita piramidali, per cui:

1. Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o
attraverso altri componenti la struttura.
2. E’ vietata, altresì, la promozione o l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, “catene di Sant’Antonio”, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito previo il pagamento di un corrispettivo.

Gli incaricati alle vendite dirette godono di un vantaggioso regime fiscale, che in sintesi prevede:

  • TassazioneRitenuta a titolo definitivo del 23% sul 78% delle provvigioni percepite.
I ricavi percepiti dall’impresa committente, rientrano infatti nella categoria delle provvigioni. Tali compensi possono essere di 2 tipi:
  • Provvigioni Dirette: per affari procurati direttamente.
  • Provvigioni Indirette: per affari procurati dai propri Incaricati alle Vendite reclutati.
Le imposte su tali redditi sono disciplinate dall’art.25 – bis del D.P.R. 600/1973, il quale prevede che le provvigioni siao assoggettate alla ritenuta d’imposta con l’aliquota prevista per il primo scaglione di reddito (attualmente 23%). La ritenuta per gli incaricati alle vendite dirette viene applicata sul 78% delle provvigioni, ed è operata a titolo d’imposta definitiva.
Pertanto gli incaricati alle vendite dirette non dovranno presentare la dichiarazione annuale dei redditi nel caso abbiano percepito solo provvigioni derivanti da vendite dirette (R.M.180/E del 12.07.1995), e comunque tali redditi non concorrono a formare reddito con le altre forme reddituali eventuali percepite dal contribuente, e per le quali invece sussiste l’obbligo dichiarativo.
 

Iva sulle provvigioni

Nel caso di attività di incaricato alle vendite dirette svolta in modo occasionale, e comunque con provvigioni percepite annualmente non superiori a € 6.410,26, non sussiste l’obbligo di apertura della Partita Iva, e quindi è esclusa l’applicazione dell’Iva sui compensi percepiti (R.M.18/E del 26.01.2006).

Nel caso invece di attività svolta in forma abituale e professionale, o comunque al superamento del limite di compensi percepiti sopra riportato, occorre aprire apposita Partita Iva per svolgere l’attività, e quindi applicare l’Iva alle provvigioni percepite ai sensi dell’art.4 del D.P.R. 633/1971.

In quest’ultimo caso, gli incaricati hanno l’obbligo di versamento mensile o trimestrale dell’Iva, della presentazione delle “Comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA” all’Agenzia delle Entrate, e della Dichiarazione Iva annuale.

Inoltre gli incaricati sono tenuti alla redazione e presentazione telematica all’Agenzia delle Entrate anche del cosiddetto “spesometro”.

Le definizioni dell’inps

Le norme che disciplinano il commercio (articolo 19, decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114) definiscono la vendita a domicilio come una forma speciale di vendita al dettaglio, che si realizza con la raccolta di ordini di acquisto presso il domicilio del compratore.

I venditori porta a porta sono iscritti alla Gestione Separata se operano con contratto di lavoro autonomo. Dal punto di vista previdenziale si applicano le norme previste per i lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co. co. co.). In base alla legge 8 agosto 1995, n. 335, per i venditori porta a porta non è previsto il requisito dell’abitualità e continuità. Perciò, fino al 2003 i lavoratori sono stati iscritti anche per prestazioni occasionali e per qualsiasi importo, mentre dal 2004 vige una soglia di esenzione della base imponibile pari a 5.000 euro annui.

 La base imponibile

I venditori porta a porta non sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi, dal momento che i loro compensi sono soggetti a ritenuta fiscale a titolo d’imposta.

Fino al 31 dicembre 2002 la base imponibile riguardava l’intero ammontare delle provvigioni riscosse nell’anno. Dal 1° gennaio 2003 l’articolo 2, comma 12, legge finanziaria 2003, ha stabilito la deduzione forfetaria dal reddito pari al 22% a titolo di spese di produzione: da tale data l’imponibile fiscale è quindi pari al 78% delle provvigioni percepite.

L’articolo 44, comma 2, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, ha stabilito che, dal 1° gennaio 2004, i venditori porta a porta sono soggetti a contribuzione previdenziale solo per redditi fiscalmente imponibili superiori a 5.000 euro annui.

Per effetto delle due deduzioni, fiscale e previdenziale, l’esenzione della contribuzione alla Gestione Separata è pari a 6.410,26 euro di provvigioni.

 Adempimenti

Nel caso il lavoratore abbia in essere più rapporti di lavoro deve comunicare tempestivamente ai propri committenti il superamento della soglia di esenzione. Se la soglia di esenzione è superata con la presenza di più provvigioni nello stesso mese, ciascun committente provvederà in maniera proporzionale secondo la provvigione erogata e quella totale percepita dal lavoratore.

 Contributo, versamento e denuncia

Ai venditori porta a porta si applicano le stesse norme dei collaboratori coordinati e continuativi in materia di:

  • iscrizione;
  • ripartizione del contributo;
  • versamento;
  • denuncia;
  • aliquote, massimale e accredito contributivo.

L’azienda committente provvede all’esplicazione di tutte le attività, compresa quella di versamento dei contributi.

Nella denuncia E-mens i venditori porta a porta sono identificati dal codice tipo rapporto 07 (non è richiesto il codice attività).

Grazie per la lettura.

FLT